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Ci sono momenti in cui le Istituzioni si salvano, innanzitutto salvando le persone che le animano

Il nostro Paese sta vivendo giorni che mai avremmo immaginato. Sono state assunte determinazioni senza precedenti. E altre, ancora più impattanti, se ne prospettano. Se non collochiamo in questo contesto le scelte da compiere nell'ambito della Giustizia, non rendiamo un servizio utile, ne' alla Giustizia, né al Paese.

L’attuale emergenza sanitaria, con riguardo alle persone che operano nella Giustizia, impone alcune considerazioni circa un tema che potremmo essere portati a ritenere secondario.

I DPCM 8 e 9 marzo 2020, recanti le misure di contenimento al momento in vigore, consentono alle persone spostamenti interni motivati da “comprovate esigenze lavorative”.

Nel caso degli Uffici giudiziari tenuti ad applicare il D.L. 11 del 2020 riteniamo che le comprovate esigenze” di raggiungere la sede di lavoro siano sussistenti soltanto per chi è chiamato in ufficio a costituire i presidi per gli affari urgenti da trattare nell’attuale periodo emergenziale.

Diversamente, il personale del Ministero della Giustizia deve restare a casa, aderendo agli inviti a delle Autorità, lavorando lì con le modalità dello smart working, se possibile, o comunque applicando l’art.19 del D.L. 2/3/2020 n. 9 che prevede:

“i periodi di assenza dal servizio dei dipendenti delle amministrazioni di cui all’articolo 1 , comma 2 del decreto legislativo 30/3/2001 n. 165 , imposti dai provvedimenti di contenimento del fenomeno epidemiologico da COVID-19 , adottati ai sensi dell’art. 3 , comma 1 , del DL 23/2/2020 n. 6, costituiscono servizio prestato a tutti gli effetti di legge.

Ciò vale ancor di più per la Lombardia e le province di altre Regioni, nelle quali il tasso di diffusione dell’epidemia è massimo e la situazione delle strutture ospedaliere al collasso.

Dato il lungo periodo nel quale sono state e saranno in vigore queste norme di contenimento, non si può far certo chiedere al personale di esaurire le ferie1. Oppure invitare lo stesso a fruire di svariati istituti del contratto collettivo, previsti per esigenze diverse dalle attuali emergenziali, quale quella di accudire i figli minori a casa per la chiusura delle scuole.

Né le pur complete e apprezzabili Linee Guida 10 marzo 2020 del DOG permettono di superare la sensazione che, per esigenze ritenute non urgenti dalla normativa primaria, si finisca per mettere a rischio la salute, e anche la vita, delle persone.

E si sta anche creando una intollerabile disparità di trattamento tra personale amministrativo e magistrati, che in gran numero hanno invece abbandonato gli Uffici delle aree a rischio, per rimanere a lavorare a casa, o per raggiungere lontane residenze di famiglia.

L’attuale emergenza sanitaria, Signor Ministro, dopo il varo di norme e l’adozione di misure che hanno ridotto il rischio per avvocati, magistrati, cittadini, lascia indifeso soltanto il personale amministrativo.

Come dirigenti associati esprimiamo una forte preoccupazione per questa situazione e proponiamo in sintesi i seguenti interventi, ove necessario legislativi, non più rinviabili:

  •   Interrompere per la durata dell’emergenza tutti i servizi giudiziari, salvo quelli elencati nella normativa relativa allo sciopero, volta a garantire con presidi di personale i servizi pubblici essenziali;

  •   Lasciare a casa il rimanente personale, riconoscendogli senza decurtazione, anche ove lì non possa lavorare in forme flessibili e semplificate, il trattamento retributivo.

    Sono interventi contro la diffusione del virus, urgenti e semplici, ma che tutelano la salute, e la vita, delle persone che operano per la nostra Amministrazione.

    Il Presidente Nicola Stellato

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