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Associazione Dirigenti Giustizia


Care Colleghe, cari Colleghi,

insieme ad Antonella Cioffi e Luigino Pisello vi riferisco come di seguito. 

Al Ministero in una sala Livatino stracolma si è tenuta questa riunione sulle spese di funzionamento e sulla allocazione delle figure tecniche previste dall’accordo 26 aprile 2017.

Erano presenti il Capo di Gabinetto Baldi (che ha però lasciato la sala prima del dibattito), il Capo Dipartimento Fabbrini, i Direttori Generali Mungo e Bedetta, buona parte dei Presidenti di Corte e dei Procuratori Generali, i colleghi Paola Martini, Flora Lionetto, Paola Di Domenico, Marilena Cerati, del Ministero, Ivano Abbatantuono, Raffaele Mea, Francesco Scopelliti, Roberta Coni, Franca Arru, degli Uffici Giudiziari distrettuali. 

Dopo l’introduzione di Baldi, Fabbrini ha descritto il contesto, illustrando preliminarmente il dato positivo della gestione (tra grandi difficoltà date dalla gestione di 971 immobili, si è realizzato un risparmio di spesa corrente trasformata in spesa per investimenti). 

A più di tre anni dall’entrata in vigore dei commi 526-530 della legge 190 del 2014 e del DPR 133 del 2015, a fronte di criticità ancora presenti, si ritengono necessari alcuni interventi, quali l’inserimento nell’Amministrazione Giudiziaria di figure tecniche e alcune modifiche normative

Non essendoci tempo per un ampliamento dell’organico, pari al numero dei tecnici da collocare, si sta pensando di intervenire con una rimodulazione dell’attuale organico, attraverso un DM che riduca il numero di unità in profili generici a favore di questi tecnici.  Soltanto così si potranno assumere in tempi brevi 63 funzionari tecnici (area III) e 127 assistenti tecnici (area II). I primi attraverso lo scorrimento di una graduatoria di un concorso del DAP. I secondi con procedure concorsuali semplificate gestite dalla funzione pubblica. 

Questi tecnici saranno collocati al Ministero e presso Uffici Distrettuali (prevalentemente Corti d’Appello, ma anche Procure Generali), dove opereranno a servizio di tutti gli Uffici del Distretto.La distribuzione tra gli Uffici distrettuali dovrà essere fatta tenendo conto del carico di lavoro “tecnico” (numero di edifici gestiti, ordinativi per contatti relativi alla gestione diretta, ecc). La gestione dovrebbe essere demandata comunque a dirigenti amministrativi.

Per poter gestire questa fase è anche necessario, a parere della capo DOGun adeguamento del D. Lgs. 240 del 2006 e del DPCM 84 del 2015, con riguardo in particolare alla previsione delle tre direzioni generali interregionali. Queste norme sono state pensate e varate prima dell’avvento della gestione diretta delle spese di funzionamento e vanno pertanto modificate.

Nei successivi interventi il DG Mungo, e poi anche il DG Bedetta, al netto dei consueti ringraziamenti e apprezzamenti per l’operato dei dirigenti amministrativi, hanno evidenziato le problematiche legate alla manutenzione degli immobili, con riferimento all’art.34, comma 2 bis, della L. 31.12.2009 n. 196 e succ. mod, in materia di spesa delegata. Detta norma richiede una puntuale programmazione anche da parte dei Provveditorati alle Opere Pubbliche, i quali diversamente non possono più ottenere stanziamenti dal Ministero.

Alle relazioni è seguito un dibattito nel quale si sono registrati vari intervenuti, tra i quali anche quello del Collega Francesco Scopelliti sui problemi nel Distretto di Reggio Calabria.

Alcuni capi di Corte hanno denunciato lo snaturamento della figura del dirigente giudiziario, chiamato a svolgere sempre più compiti di amministrazione attiva (gare, contratti ecc…) e sempre meno quelli di governo della giurisdizione. Hanno lamentato, inoltre, le gravi responsabilità che devono assumersi come datori di lavoro, senza un effettivo potere gestionale (mancanza della disponibilità di fondi) e senza poter contare su uffici tecnici. Il Presidente Castelli ha ricordato anche una nota al Ministro e al CSM dei Presidenti delle Corti nella quale si è proposta la costituzione di direzioni regionali non generali, che possano garantire la gestione decentrata delle spese di funzionamento. Sono intervenuti alcuni P.G. con posizioni più differenziateMentre Alfonso – PG di Milano ha sostenuto di non poter assolvere al ruolo di datore di lavoro, alcuni di loro (Saluzzo PG di Torino e Salvi PG di Roma, ad esempio) hanno evidenziato la necessità di mantenere l’unitarietà dell’Ufficio e il ruolo di Capo dell’Ufficio, dichiarandosi disponibili al ruolo di datore di lavoro. 

Evidenziate da tutti le lungaggini e le difficoltà d’intervento dei Provveditorati OO.PP.

Citata anche una nota al Ministro e al CSM, firmata da quasi tutti i Presidenti dei Tribunali, nella quale chiedono di affidare, in applicazione del D.Lgs. 240, la gestione delle risorse economiche e il ruolo di datore di lavoro alla dirigenza amministrativa degli Uffici Giudiziari o del Ministero. Ricordati anche i gravi episodi, oggetto di indagini penali, accaduti nel Palazzo di Giustizia di Milano, dove nel 2015 furono uccise tre persone (un giudice, un avvocato e un cittadino), mentre quest’anno si è infortunato gravemente un giovane avvocato.

Sono intervenuto anch’io nel dibattito ribadendo l’importanza del coinvolgimento e del riconoscimento del ruolo dei dirigenti amministrativi, protagonisti dell’avvio della gestione diretta. Ho avvertito anche dei rischi di dispersione che derivano dall’immettere risorse, anche tecniche, in strutture non governate da una valorizzata e responsabilizzata dirigenza amministrativa. 

Circa le ventilate ipotesi di modifica del D.Lgs 240, ho espresso seria preoccupazione, in quanto accanto a parti superate di questo impianto normativo, ve ne sono altre di grande importanza e da preservare per garantire l’equilibrio, di derivazione costituzionale, tra amministrazione attiva e giurisdizione. Possibile insomma qualche limitata modifica, ma attenzione a non stravolgere un testo frutto di un delicato lavoro di bilanciamento tra opposte e delicate esigenze. Tenendo conto della norma del D.Lgs. 240 che prevede che un dirigente possa essere preposto a più uffici giudiziari e accelerando le procedure di reclutamento va affrontata anche l’attuale situazione delle posizioni dirigenziali nell’Amministrazione Giudiziaria. 

Su un organico di 316 dirigenti vi sono soltanto 233 dirigenti in servizio con 83 scoperture pari al 26,27 %. Le posizioni dirigenziali disponibili, sono invece 393 con 139 vacanze sul territorio, che dovranno essere ridotte di 56 unità. Coerentemente con lo statuto della Associazione ho sottolineato la nostra disponibilità a lavorare per la valorizzazione e la formazione della dirigenza amministrativa.

La Capo DOG ha chiuso i lavori annunciando la costituzione di un tavolo tecnico, composto da alcuni Capi di Corte, Procuratori Generali, dirigenti amministrativi e da un esponente del CNF, per elaborare proposte normative per un miglior governo delle risorse economiche e della gestione diretta.

Partecipiamo numerosi alla prossima assemblea della Associazione a Bologna, dove potremo confrontarci e fare sintesi.

Nicola Stellato presidente

 

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